“L’Arte in Cucina, gli artisti incontrano gli chef
“Andare oltre la superficie per addentrarsi ad un livello di comprensione più profondo, cogliere una verità più ampia, che si cela tra pennellate dinamiche e sovrapposte è necessario dinanzi le opere di Alex Preti, che ha fatto dell’allegoria uno degli elementi chiave della sua narrazione in pittura. Ricorrendo a immagini suggestive, attraverso il proprio paradigma – che non ricerca il realismo, ma che si dirige innanzi una natura simbolica, a tratti onirica – l’artista indaga e rappresenta l’antica tradizione dei tarocchi alla ricerca dello svelamento della loro semiotica e con essa la comprensione della vita umana.L’arcano XIII, sinonimo di trasformazione, mutamento, fine di un ciclo che porta con sé un nuovo inizio, è la scelta su cui ricade il suo racconto visivo.Su di una tavolozza dalle tonalità volutamente limitate, che colora una composizione che attinge al classico, Preti da vita ad un definito chiaroscuro – non solo elemento tecnico, ma espressivo – che accresce l’intensità delle scene, creando un’atmosfera di suspense e drammaticità.Bagliori di luce, provenienti quasi sempre da fonti esterne, si stagliano sulle sue figure illuminando i contorni, svelando ambienti tanto “nebulosi” che paiono suggerire un’origine inconscia. Proprio gli spazi – spesso interni – che non presentano eccessive decorazioni, semplici e desolati, intenzionalmente abbozzati, permettono di focalizzarsi sulla scena preminente, quasi sempre posta al centro della tela. Un escamotage canonico atto ad accompagnare lo sguardo dello spettatore verso l’elemento ricorrente e “luogo d’azione dei soggetti”: la scala. Componente cara alla storia dell’arte, diviene qui diretto collegamento al XIII arcano, che come precedentemente asserito è emblema di transizione, cambiamento e crescita. Metafora di ascesa e discesa – sia essa spirituale, fisica o personale – la scala accoglie le varie silhouette di Preti, che la abitano solitarie o in coppia. Nascono dal buio più nero, tortuose ed anguste, per arrivare alla luminosità più accecante, invitandoci forse a proseguire il cammino, seppur ignoto e spaventoso.
Giada Gasparotti [Storico dell'arte]
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